“La photographie n’est pas art”

Man Ray rayograph rayogramma fireworks

I rayogrammi di Man Ray furono rivoluzionari perché sconvolsero l’opinione comune sulla fotografia: tecnica di riproduzione diretta e fedele della realtà. È probabile però che per lui i rayogrammi furono semplicemente un aspetto della sua ricerca pittorica e luministica. Nel suo scritto del 1934 La photographie n’est pas art afferma che la fotografia è “una liberazione dalla fatica di riprodurre le proporzioni e l’anatomia dei soggetti”, che gli permette di indagare nell’immaginazione e nell’inconscio; e ancora: “Io fotografo ciò che non voglio dipingere e dipingo ciò che non posso fotografare”.

La fotografia ci ha resi otticamente coscienti perché aggiunge luce e chimica alla tavolozza del pittore; tuttavia, può essere al massimo uno strumento di annotazione mentale, non potrà mai sostituire la pittura perché essa è più diretta e sensuale. La fotografia, al contrario della pittura, se non conquista subito il posto di attualità perde per sempre la sua forza, perché dipende dalla necessità di contatto sociale. Perciò vale solo nell’epoca in cui viene scattata e la personalità dell’autore è secondaria: al contrario del pittore o del poeta, non può avere libertà, non può occultare il messaggio. Per poter trarre la forza dell’occhio fotografico, bisogna avere fiducia totale nel suo automatismo. Solo il Surrealismo è riuscito a estrarre dalla camera oscura le vere forme, grazie all’assenza del timore di spingersi lontano, al disprezzo verso ogni forma estetica o di timidezza.

Per diventare arte e non essere più solo un’arte la fotografia deve perdere la sua asprezza e invecchiare, come l’arte o l’alcool.

Man Ray rayograph rayogramma fireworks
Fireworks, 1927
www.manraytrust.com

 

Man Ray’s rayographies were revolutionary because they rocked the common opinion on photography: direct and loyal technique of reality’s reproduction. But probably for him the rayographies were simply part of his painting and luministic research. In his article La photographie n’est pas art (1934), he says that photography is “a release from the fatigue of reproducing the proportions and anatomy of the subjects”, which allows him to investigate the imagination and the unconscious; and again: “I photograph what I do not want to paint and I paint what I cannot photograph”.

Photography has made us optically conscious because it adds light and chemistry to the painter s palette; however, it can be at most a tool of mental annotation, it will never replace painting, which is more direct and sensual. If photography doesn’t immediately wins the role of topical, loses its power forever, because it depends on the need of social contact. Therefore, it’s valid just in the era in which it is taken, and the personality of the author is secondary: on the contrary of the painter or the poet, he cannot have freedom, cannot obscure the message. In order to gain the power of the photographic eye, it is essential to have complete trust in his automatism. Only Surrealism was able to extract true shapes from the darkroom, due to the absence of fear of going far, to contempt for all aesthetic or shyness forms.

To become art and no longer just an art, photography should lose its harshness and must grow old, like art or alcohol.